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Normativa rumore subacqueo

Per quanto concerne il rumore subacqueo, nonostante a livello europeo sia riconosciuto come un’importante forma di inquinamento già dal 1982 (Convenzione sul diritto del mare (UNCLOS)), l’Italia non ha ancora adottato misure legali per contrastarlo.
La necessità di leggi specifiche per la regolamentazione dell’immissione di rumore in ambiente marino è ormai evidente, anche in considerazione del continuo aumento nel numero di attività umane, costiere e offshore, che producono inquinamento acustico nel nostro Paese.
Un passo in questa direzione è stato fatto con la legge di ratifica ed esecuzione del Santuario Pelagos (Legge 11 ottobre 2001 n.391). Seppure a oggi non vi sia una normativa nazionale che regolamenti le competizioni motonautiche, l’articolo 5 della suddetta legge di ratifica ne vieta lo svolgimento nell’area del Santuario. E' infatti largamente riconosciuto come le stesse costituiscano un fattore di rischio, sia per la produzione di rumore subacqueo, sia per il pericolo di collisione con i mammiferi marini.
L’Italia ha inoltre adottato le “Linee Guida per la gestione dell’impatto di rumore antropogenico sui cetacei nell’area ACCOBAMS” volte ad eliminare, o minimizzare, il rischio di disturbo arrecato alla fauna marina e soprattutto ad evitare qualsiasi tipo di danno fisico. Tali linee guida sono state sviluppate sulla base delle norme già riconosciute ed applicate dal National Marine Fishery Service del governo americano (NMFS, 2000), ma norme più restrittive possono essere di volta in volta richieste in casi specifici.
L’evidente lacuna giuridica in materia di rumore subacqueo ha fatto si che la Comunità Europea emanasse una Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE), recepita dall’Italia con Dlgs. 190/2010, in cui il rumore diventa un parametro di qualità dell’ambiente marino. La Commissione definisce l’inquinamento acustico sottomarino come “l’introduzione intenzionale o accidentale di energia acustica nella colonna d’acqua, da fonti puntuali o diffuse” ed ha applicato il fondamentale principio secondo cui l’assenza di certezza scientifica, qualora sussista il pericolo di danni gravi o irreversibili, non esonera gli Stati dal dovere di predisporre misure efficaci per evitare il degrado ambientale (Principio 15 della Dichiarazione di Rio). In secondo luogo, tutti i Paesi devono assicurare che “le attività condotte sotto la propria giurisdizione e sotto il proprio controllo avvengano in modo tale da non provocare danno da inquinamento ad altri Stati e al loro ambiente”.
Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE), recepita dall’Italia con Dlgs. 190/2010, in cui il rumore diventa un parametro di qualità dell’ambiente marino. La Commissione definisce l’inquinamento acustico sottomarino come “l’introduzione intenzionale o accidentale di energia acustica nella colonna d’acqua, da fonti puntuali o diffuse” ed ha applicato il fondamentale principio secondo cui l’assenza di certezza scientifica, qualora sussista il pericolo di danni gravi o irreversibili, non esonera gli Stati dal dovere di predisporre misure efficaci per evitare il degrado ambientale (Principio 15 della Dichiarazione di Rio). In secondo luogo, tutti i Paesi devono assicurare che “le attività condotte sotto la propria giurisdizione e sotto il proprio controllo avvengano in modo tale da non provocare danno da inquinamento ad altri Stati e al loro ambiente”.
Direttiva quadro sulla strategia marina
 
 
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