altIl rumore subacqueo generato dalle numerose attività antropiche costiere e off-shore è oggi universalmente riconosciuto come una forma di inquinamento marino transfrontaliero (UNCLOS 3). Esso è costituito da suoni continui (tipo perforazioni, traffico navale, ecc) e impulsivi (tipo battipali, survey geosismici, ecc) che vanno a sommarsi al rumore normalmente presente in ambiente marino producendo diversi effetti sugli organismi acquatici, in particolare sui mammiferi marini i quali, come è noto, si affidano al suono per comunicare, investigare l'ambiente, trovare le prede ed evitare gli ostacoli.

Alcuni suoni possono causare il mascheramento dei segnali acustici (masking) e/o indurre l’allontanamento degli animali dall’area esposta al rumore. Altri possono generare condizioni di stress fino a causare danni fisiologici con perdita di sensibilità uditiva, temporanea o permanente. L’esposizione a rumori molto forti, come le esplosioni, può produrre danni fisici e, in alcuni casi, avere effetti letali. Per contro, il rumore può esercitare un effetto negativo sui cetacei anche se al di sotto dei livelli che provocano perdita di sensibilità uditiva.  La continua esposizione a rumori di basso livello può avere ripercussioni sul comportamento e sul benessere psicofisico  dei mammiferi marini provocando impatti a lungo termine sulle popolazioni.

Negli ultimi anni, l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) delle Nazioni Unite ha espresso la forte preoccupazione che il rumore prodotto dalle navi possa causare notevoli danni all’ecosistema marino, invitando nel settembre 2010 l’International Standard Organization a sviluppare uno Standard Internazionale volto alla misurazione del rumore subacqueo prodotto dalle navi (ISO, 2011). Tale documento rappresenta attualmente il testo di riferimento unico per misurazioni acustiche subacquee e analisi dati da effettuarsi secondo criteri standardizzati. Ad oggi, per tutelare l’ambiente marino da questo tipo di inquinamento sono state sperimentate diverse misure di mitigazione, alcune delle quali adottate a livello internazionale, che insistono principalmente sulla restrizione geografica, stagionale e/o operativa delle attività umane che generano rumore subacqueo.

La Comunità Europea ha recentemente emanato una Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE - Marine Strategy Framework Directive) in cui il rumore è a tutti gli effetti un parametro di qualità dell’ambiente marino, imponendo agli Stati Membri di affrontare il problema agendo in via precauzionale ed evitando ogni tipo di inquinamento transfrontaliero. Tale Direttiva (recepita in Italia con DLgs 190/2010) riconosce il rumore come forma di inquinamento e un Task group sviluppato ad hoc per l’implementazione della Direttiva ha individuato 2 descrittori per il rumore subacqueo utili a definire il buono stato ambientale dell’ambiente marino (GES - good environmental status).