Attualmente non esiste una definizione unica dell'inquinamento luminoso. Generalemente si fa coincidere il concetto con l'’alterazione della quantità di luce presente naturalmente nell’ambiente notturno, generata da un'immissione di luce artificiale di origine antropica  fuori dagli spazi che necessitano di illuminazione e che provoca fastidi alle persone, agli animal e all'ambiente. Questo tipo di problematica è particolarmente significativa nelle aree densamente urbanizzate.
L'inquinamento luminoso è quindi un termine generico che comprende aspetti diversi di un'impropria illuminazione:  la dispersione della luce, i bagliori e la luminosità del cielo notturno nelle città.   
L’aumento di luminosità del cielo notturno provoca effetti negativi sulla qualità dell’ambiente, sulla vita dell’uomo e sulla ricerca astronomica. Studi recenti hanno chiarito che le alterazioni indotte da un eccesso di luminosità dell’ambiente nelle ore notturne portano ai seguenti effetti negativi:

  • sulla flora (come la riduzione della fotosintesi clorofilliana squilibri ai processi fotosintetici delle piante e al fotoperiodismo)
  • sulla fauna (il disorientamento delle specie migratorie, le alterazioni delle abitudini di vita e di caccia degli animali, disturbi alla riproduzione e alterazioni dei ritmi circadiani)
  • sull’uomo (abbagliamento, alterazioni della vista, possibili alterazioni della produzione di melatonina)
  • danno per la ricerca astronomica
  • perdite in termini di risparmio energetico
 

Inquinamento luminoso